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Smaltimento rifiuti organici, da due imprese italiane una soluzione innovativa

 La tecnologia utilizzata si chiama decarbonizzazione idrotermale, che recupera e valorizza l’umido e il verde da raccolta differenziata per produrre lignite e chiudere in loco il ciclo dei rifiuti organici. I primi impianti in Italia entro l’anno prossimo

È anche un po’ italiana la tecnologia che ha appena ottenuto il Certificato di eccellenza della Commissione Europea, nell’ambito del programma quadro Horizon 2020, per la validità, l’alta qualità e l’efficienza di realizzazione del processo di decarbonizzazione idrotermale (Htc). Si chiama così, infatti, il metodo innovativo, brevettato in Spagna dalla società Ingelia Sl e sviluppato in Italia grazie alle aziende Ingelia Italia e Creo srl, che propone una tecnologia all’avanguardia per il recupero e la valorizzazione dell’umido e del verde da raccolta differenziata, finalizzato alla produzione di lignite e alla chiusura in loco del ciclo dei rifiuti organici. E saranno italiani anche i primi impianti, dopo quello sperimentale di Valencia, che, grazie a questa tecnologia, in solo otto ore trasformeranno le biomasse in un principale prodotto finito: la lignite appunto, utilizzabile in sostituzione del pellet da legna, come materiale per l’industria in sostituzione della materia prima fossile in molteplici applicazioni (dai filtri alle vernici) e come ammendante per i terreni, risolvendo così in parte il problema dello smaltimento dei rifiuti organici.

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Entro il 2017 la Creo srl, guidata dall’imprenditore lucchese Luca Gelli, conta di avviare due stabilimenti in Toscana, uno a Piombino, che avrà una capacità annua di 60mila tonnellate di rifiuti, con ampliamento e raddoppio negli anni successivi all’avvio, e l’altro a Capannori, in provincia di Lucca (60mila tonnellate), entrambi in corso di autorizzazione da parte della Regione Toscana. Un investimento complessivo di 35 milioni di euro, di cui 8 provenienti da contributi regionali. Seguiranno, poi, gli impianti a Montespertoli (sempre in Toscana), in corso di definizione, in Basilicata (Potenza), anche questo in corso di autorizzazione, e quelli della Puglia, del Veneto e dell’Umbria, realizzati utilizzando il procedimento brevettato in Spagna e acquisito dalla Ingelia Italia: il primo obiettivo è costruire in Italia 15 impianti di decarbonizzazione idrotermale, che tratteranno 475mila tonnellate all’anno di rifiuti organici e produrranno 150mila tonnellate di lignite e 19mila tonnellate di concentrato fertilizzante ricavato dall’acqua impiegata nel processo.

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«Seguendo il nostro cronoprogramma – spiegano Luca Gelli e Massimo Manobianco – partirà per primo lo stabilimento della provincia di Livorno e, successivamente, avvieremo la costruzione di quello lucchese. Si ipotizza che quest’ultimo possa entrare in esercizio nel 2017. Lo scorso 30 ottobre, come Creo srl abbiamo presentato alla Regione Toscana, attraverso il “Protocollo d’Insediamento”, un progetto finalizzato all’ottenimento dell’autorizzazione e alla richiesta di finanziamenti, stanziati appositamente dalla Giunta regionale per stimolare gli investimenti privati. La pratica è ora in mano agli uffici regionali, per la valutazione dell’impatto ambientale e il rilascio della successiva approvazione. Nel frattempo è arrivato dalla Commissione europea il Certificato d’eccellenza per la tecnologia che andremo ad attuare negli impianti: la soddisfazione è alle stelle. Tanto più che questo riconoscimento si inserisce in un percorso di studio e di ricerca portato avanti da Creo e Ingelia Italia insieme al Dipartimento di Ingegneria civile e industriale dell’Università di Pisa, area della chimica industriale, in collaborazione con l’Università Politecnica di Valencia; ulteriore collaborazione attivata è quella che riguarda l’utilizzo agronomico della lignite e del compound di elementi fertilizzanti prodotti dal processo di decarbonizzazione: il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria, il principale Ente di ricerca italiano dedicato all’agroalimentare, svolgerà delle prove per valutare l’impiego nel settore agricolo e vivaistico, soprattutto sulla coltura della vite e dell’olivo».

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L’IMPIANTO

Il procedimento di decarbonizzazione idrotermale ha luogo in condizioni di pirolisi umida. In ambiente chiuso, con acqua liquida a 20 bar e temperature che raggiungono i 200 gradi, i rifiuti organici da raccolta differenziata, le potature e gli sfalci reagiscono come in un naturale processo di carbogenesi, ottenendo un prodotto che ha le caratteristiche di materia prima rinnovabile. Il processo permette di recuperare fino al 99 per cento del carbonio iniziale, evitandone quindi la dispersione nell’ambiente sotto forma di anidride carbonica o, peggio, di gas metano. L’impatto ambientale è molto basso, perché non c’è combustione, i rifiuti non vengono bruciati e non vengono rilasciate polvere sottili in atmosfera. Le emissioni sono risibili, composte prevalentemente da vapore acqueo, essendo quelle derivate dall’essiccazione del biocarbone a valle dell’impianto. L’impianto è inoltre autosufficiente per energia e acqua.

 

La durata del ciclo di produzione è di 8 ore contro gli oltre 60 giorni della biodigestione e compostaggio: con un ciclo così veloce i quantitativi di rifiuti putrescibili in giacenza sono fino a 150 volte inferiori rispetto al compostaggio ed ecco perché l’impianto ha una ridotta esigenza di area, limitando così il consumo di suolo. Un altro punto di forza risiede nella riduzione delle emissioni: infatti, per ogni tonnellata di rifiuto organico trattato con carbonizzazione idrotermale, anziché con impianto di compostaggio con digestore, si evita di immettere in atmosfera 1,3 tonnellate di anidride carbonica per un totale a regime di 78.000 tonnellate annue. Per la realizzazione degli impianti, Creo srl recupererà fabbricati esistenti di dimensioni contenute. Infine, gli scarti: il processo di decarbonizzazione idrotermale produce zero scarti, perché ogni materiale inserito o trasformato viene valorizzato e, quindi, recuperato.

 

I PRODOTTI

Due sono i prodotti ricavati da un processo di carbonizzazione idrotermale: la lignite e un liquido sterile contenente acqua e sostanze fertilizzanti. Il primo può essere destinato ad applicazioni di tipo industriale, agricolo e come combustibile. Il secondo per la produzione di fertilizzanti per l’agricoltura, sia in forma solida attraverso l’estrazione degli elementi chimici dal liquido sia in forma liquida concentrata. A fronte delle molteplici possibilità, l’obiettivo principale di Creo srl è rivolto ad impiegare la lignite esclusivamente in processi e prodotti industriali (per esempio nella produzione di filtri a carbone attivo, di elettrodi per batterie, di materiali nanostrutturati e biopolimeri). Con lo stesso impegno, l’azienda sta lavorando per utilizzare la lignite anche in agricoltura e nel settore vivaistico, dove è già normata come ammendante.

 

IL CONTESTO EUROPEO E ITALIANO

Attualmente nell’Unione europea c’è una disponibilità di biomasse umide provenienti dai residui forestali, municipali e dell’agricoltura pari a circa 140 milioni di tonnellate all’anno: di questi 80 milioni di tonnellate sono rifiuti organici umidi. Circa 2/3 di questo enorme quantitativo viene tuttora incerito o avviato a discarica. In Italia la quantità totale di rifiuti organici da raccolta differenziata è pari a circa 5,7 milioni di tonnellate nel 2014. Secondo le previsioni, il numero è destinato a crescere a circa 6,5 milioni di tonnellate entro il 2020 e raggiungere quota 10,7 milioni di tonnellate entro il 2030 (Fonte: Ispra Rapporto Rifiuti 2015). Attualmente, a fronte di questi numeri non ci sono impianti sufficienti a recuperare tutto l’organico raccolto.

 

FONTE: La Stampa

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